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La protesi navigata di spalla usa un sistema computerizzato per pianificare e posizionare l’impianto con una precisione superiore rispetto alla tecnica tradizionale. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante perché la spalla è un’articolazione complessa, dove anche piccole imprecisioni nel posizionamento possono compromettere la stabilità della protesi nel tempo.
C’è un momento in cui il dolore alla spalla diventa costante: alzare il braccio per prendere qualcosa da uno scaffale, trovare la posizione giusta per dormire, fare gesti un tempo automatici, tutto diventa più difficile. È in questo momento che spesso si comincia a valutare il ricorso ad una protesi di spalla, uno degli interventi ortopedici più delicati che esistano, perché la spalla è tra le articolazioni più complesse del nostro corpo. È proprio per questo che nasce la protesi navigata di spalla: il chirurgo non lavora più a occhio, ma guidato da un sistema computerizzato che pianifica e posiziona l’impianto con una precisione superiore alla tecnica tradizionale. Una tecnologia già consolidata da anni nella chirurgia del ginocchio, che oggi trova sempre più spazio anche sulla spalla. Il Professor Cerciello, parte dell’équipe ortopedica di San Feliciano, applica questa tecnica quotidianamente, con un’esperienza specifica su un numero crescente di casi.
Che cosa si intende per protesi “navigata” di spalla (h2)
Per protesi navigata di spalla si intende un intervento guidato, passo dopo passo, da un software di navigazione presente in sala operatoria, capace di leggere in tempo reale i dati anatomici del paziente e accompagnare il chirurgo nel posizionamento della protesi. A differenza della tecnica tradizionale, che si affida alla strumentazione manuale e all’esperienza visiva del chirurgo per decidere angoli e profondità dell’impianto, la tecnica navigata parte da un modello tridimensionale della spalla, costruito prima dell’intervento con una TC, e lo confronta con i dati raccolti direttamente durante l’operazione. Il sistema di navigazione non decide al posto del chirurgo: gli offre informazioni aggiuntive oggettive e verificabili, momento per momento, come l’inclinazione e l’orientamento della componente inserita nella scapola o la quantità di osso da rimuovere, così da rendere l’intervento il più fedele possibile a quanto pianificato in anticipo. Un aspetto che nella spalla fa davvero la differenza, perché l’osso della scapola è piccolo ed estremamente variabile da persona a persona
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Dalla TC preoperatoria alla sala operatoria: le fasi tecniche di una protesi navigata di spalla
Il percorso della chirurgia navigata di spalla comincia ancora prima dell’intervento, con una TC ad alta risoluzione che permette di ricostruire un modello tridimensionale della spalla. Su questo modello il chirurgo pianifica, con calma e in anticipo, la posizione ideale della protesi: l’inclinazione, l’orientamento e, se necessario, l’eventuale aggiunta di osso nei casi in cui la scapola si sia consumata in modo significativo.
In sala operatoria, un piccolo sensore viene fissato temporaneamente alla scapola del paziente e comunica con il sistema di navigazione, che confronta in tempo reale la posizione degli strumenti chirurgici con quanto pianificato in precedenza. Il chirurgo riceve così un’indicazione costante durante ogni fase delicata dell’intervento, in particolare mentre prepara l’osso della scapola per accogliere la protesi, un momento in cui anche pochi gradi di differenza possono influenzare quanto l’impianto resterà stabile nel tempo. Una volta preparato l’osso, il sistema permette di verificare che tutto corrisponda esattamente a quanto pianificato, prima di inserire in modo definitivo la protesi.
Navigazione chirurgica e tecnica a mano libera: cosa cambia sul piano clinico
Nella chirurgia protesica di spalla, il momento più delicato è il corretto posizionamento della componente inserita nella scapola, storicamente più a rischio di imprecisioni rispetto ad altre articolazioni, proprio perché lo spazio a disposizione sull’osso è ridotto e cambia molto da persona a persona. Diversi studi hanno dimostrato come la navigazione riduca in modo significativo gli errori di inclinazione e orientamento rispetto alla tecnica a mano libera, avvicinando molto di più il risultato reale dell’intervento a quanto pianificato in anticipo.
Nella pratica, questo significa teoricamente un minor rischio che la protesi si scolli nel tempo, una delle cause più comuni per cui si rende necessario un secondo intervento, e un risultato funzionale più prevedibile nel lungo periodo. La tecnica tradizionale resta comunque valida nella maggior parte dei casi standard; la navigazione dà il meglio di sé quando l’osso della scapola si è consumato in modo importante, nelle deformità più complesse e negli interventi di revisione, situazioni in cui affidarsi solo alla valutazione visiva durante l’intervento lascia più margine di errore.
Quando è indicato l’intervento: le condizioni cliniche di riferimento
L’indicazione più frequente all’intervento di protesi anatomica è l’artrosi gleno-omerale avanzata, spesso associata a dolore persistente, rigidità e limitazione funzionale non più controllabili con terapie conservative come infiltrazioni, fisioterapia o farmaci. In alcuni casi l’indicazione riguarda anche l’artropatia da lesione della cuffia dei rotatori, che richiede l’impianto di una protesi inversa di spalla. Sono candidati particolarmente indicati alla tecnica navigata:
- pazienti con erosione glenoidea grave o asimmetrica;
- pazienti con anatomia scapolare complessa o alterata da pregressi traumi;
- soggetti che devono sottoporsi a un intervento di revisione di una protesi già impiantata;
- chi desidera il massimo livello di precisione disponibile, anche in assenza di deformità gravi.
La scelta tra protesi anatomica e protesi inversa, così come l’indicazione alla tecnica navigata, viene sempre definita dal chirurgo ortopedico dopo una valutazione clinica e strumentale completa, che include esame obiettivo, radiografie e TC dedicata allo studio della morfologia glenoidea.
Il percorso chirurgico passo dopo passo
Il percorso che porta a una protesi navigata di spalla segue tappe strutturate, pensate per garantire sicurezza e prevedibilità del risultato clinico.
Nella fase preoperatoria, oltre alla valutazione clinica e radiografica standard, viene eseguita una TC ad alta risoluzione dedicata alla pianificazione digitale dell’intervento.
Durante l’intervento, eseguito generalmente in anestesia generale associata a blocco del plesso brachiale per il controllo del dolore postoperatorio, il chirurgo utilizza il sistema di navigazione per guidare la preparazione ossea e il posizionamento della componente glenoidea secondo il planning definito in fase preoperatoria. La durata dell’intervento è generalmente sovrapponibile, o di poco superiore, a quella della tecnica tradizionale.
Nel postoperatorio immediato la spalla viene immobilizzata con un tutore per un periodo variabile, in genere dalle 3 alle 4 settimane, mentre la mobilizzazione passiva controllata inizia spesso già nei primi giorni successivi all’intervento. La degenza ospedaliera è generalmente di 2-4 giorni, in base alle condizioni cliniche individuali.
Recupero funzionale: tappe e tempistiche della riabilitazione
Il percorso riabilitativo dopo una protesi di spalla, navigata o tradizionale, conta quanto l’intervento stesso per il risultato finale. Nelle prime settimane l’obiettivo è ridurre il dolore e l’infiammazione dei tessuti legata all’intervento, insieme a movimenti guidati dal fisioterapista, mentre il braccio resta protetto dal tutore per gran parte della giornata.
Dopo questa fase iniziale, di solito tra la quarta e la sesta settimana, si passa a esercizi in cui il paziente comincia a muoversi in autonomia con l’aiuto del fisioterapista e, poco alla volta, al rinforzo dei muscoli attorno alla spalla, elemento chiave per la stabilità della protesi nel tempo. Il recupero completo, che comprende i gesti quotidiani sopra la testa e la ripresa di attività sportive leggere, richiede in genere dai 4 ai 6 mesi, con tempi che possono variare in base al tipo di protesi impiantata e alle condizioni dei tendini della cuffia dei rotatori.
Un corretto allineamento della protesi, favorito dalla navigazione, tende a rendere questo percorso più semplice, riducendo il rischio di dolori da compenso e instabilità che, in caso di impianti mal posizionati, possono invece rallentare la riabilitazione.
Sicurezza dell’intervento: complicanze possibili e fattori di rischio
Come ogni intervento chirurgico, anche la protesi navigata di spalla comporta rischi specifici, sebbene la letteratura scientifica indichi tassi di complicanze generalmente sovrapponibili, e in alcuni studi inferiori, rispetto alla tecnica tradizionale.
Le complicanze possibili includono infezioni del sito chirurgico, lesioni neurologiche transitorie legate alla vicinanza del plesso brachiale, instabilità della protesi e, più raramente, scollamento della componente glenoidea nel tempo. Il rischio specifico legato alla navigazione, seppur minimo, riguarda il piccolo accesso cutaneo necessario per il fissaggio del tracker sulla scapola, generalmente privo di conseguenze cliniche rilevanti.
Il rischio complessivo dipende non solo dalla tecnica chirurgica utilizzata, ma anche dalle condizioni generali del paziente, dalla qualità ossea, dall’integrità della cuffia dei rotatori e dall’aderenza al percorso riabilitativo postoperatorio. Una valutazione ortopedica approfondita, associata a uno studio TC accurato, resta il passaggio più importante per ridurre al minimo ogni tipo di complicanza.
L’esperienza del centro fa la differenza sul risultato
La precisione garantita dal sistema di navigazione dipende in buona parte dall’esperienza del team chirurgico e da quanti interventi di questo tipo vengono eseguiti regolarmente. Un centro ortopedico che opera spesso sulla spalla, dispone di tecnologie di navigazione aggiornate e segue i pazienti con un percorso riabilitativo dedicato offre, statisticamente, risultati più prevedibili, sia nel posizionamento della protesi che nel recupero a lungo termine.
San Feliciano affronta ogni intervento di protesi navigata di spalla con un approccio multidisciplinare, che unisce la pianificazione digitale prima dell’intervento, la chirurgia assistita dalla navigazione e un percorso riabilitativo su misura, con un obiettivo chiaro: restituire al paziente una spalla stabile, funzionale e il più possibile vicina, nei gesti di ogni giorno, a quella naturale.
Se soffri di dolore persistente alla spalla o hai già una diagnosi di artrosi o di lesione ai tendini della cuffia dei rotatori, una visita specialistica è il primo passo per capire se la tecnica navigata è adatta al tuo caso, sulla base della tua anatomia e della tua storia clinica.
Domande frequenti sulla protesi navigata di spalla
La protesi navigata di spalla dura più a lungo rispetto a quella tradizionale?
Un posizionamento più accurato della componente glenoidea, favorito dalla navigazione, teoricamente riduce il rischio di scollamento precoce e può contribuire a una maggiore durata dell’impianto nel tempo, sebbene la longevità dipenda anche da fattori individuali come qualità ossea, livello di attività fisica e integrità della cuffia dei rotatori.
L’intervento navigato dura più a lungo di quello tradizionale?
I tempi chirurgici sono generalmente sovrapponibili, con un lieve incremento legato alla fase di pianificazione digitale e al posizionamento del tracker, ampiamente compensato dai benefici in termini di precisione dell’impianto.
Qual è la differenza tra protesi anatomica e protesi inversa di spalla?
La protesi anatomica riproduce la normale anatomia dell’articolazione ed è indicata quando la cuffia dei rotatori è integra, mentre la protesi inversa inverte la geometria dell’articolazione ed è indicata nei casi di artropatia da lesione della cuffia dei rotatori. La scelta viene definita dal chirurgo dopo una valutazione clinica e strumentale specifica.
Quanto tempo serve per tornare a usare la spalla normalmente?
La mobilizzazione attiva inizia generalmente dopo la rimozione del tutore, tra la quarta e la sesta settimana, mentre il recupero funzionale completo, incluse attività sopra la testa, richiede in genere dai 4 ai 6 mesi, in base al tipo di protesi impiantata e all’aderenza al percorso riabilitativo.
La tecnica navigata è indicata per tutti i pazienti con artrosi di spalla?
È indicata in particolare nei casi di grave usura glenoidea, anatomia scapolare complessa e interventi di revisione, ma può essere proposta anche in assenza di queste condizioni quando si ricerca il massimo livello di precisione. La scelta finale spetta sempre al chirurgo ortopedico dopo una valutazione clinica specifica.
È possibile praticare sport dopo una protesi navigata di spalla?
Sì, dopo il completamento del percorso riabilitativo la maggior parte dei pazienti può riprendere attività a basso impatto come nuoto, camminata o esercizi di mobilità controllata. Sport con movimenti sopra la testa o di contatto vanno valutati caso per caso insieme al chirurgo di riferimento
Articolo revisionato dal Professor Cerciello, specializzato in chirurgia protesi e traumatologia dello sport
