Il pap test in fase liquida è un esame citologico che permette di avere risultati più precisi ed affidabili pur mantenendo le stesse modalità di prelievo veloce e indolore. Con il pap test liquido, quindi, la diagnosi e la prevenzione dei tumori del collo dell’utero diventa ancora più efficace.

Il pap test è un esame fondamentale per la diagnosi precoce di uno dei tumori più diffusi tra le donne: quello al collo dell’utero.

Le linee guida consigliano di eseguire il pap test con regolarità, almeno ogni tre anni, tra i 25 e i 65 anni di età. Da qualche tempo, accanto al pap test eseguito con metodo tradizionale, si è diffuso anche il cosiddetto pap test in fase liquida (conosciuto come THIN PREP). Nel pap test liquido le modalità del prelievo sono le stesse, a differire è, invece, il processo di conservazione e di analisi del campione e quindi il livello di precisione e sensibilità dei risultati. Inoltre è molto più bassa l’incidenza di campioni inutilizzabili, quelli che richiedono al ginecologo di riconvocare la paziente per un nuovo prelievo.

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Cos’è il pap test in fase liquida e come funziona

Per eseguire il pap test in fase liquida, il medico specialista procede a prelevare dal collo dell’utero della donna un campione di cellule endocervicali ed esocervicali mediante una spatola corta e larga di plastica, diversa da quella utilizzata nel pap test tradizionale.

Le cellule vengono inserite in una fiala in vetro contenente del liquido fissativo. Questo permette una conservazione migliore e più lunga delle cellule stesse. Successivamente, in laboratorio, si interviene sul campione per separare il materiale utile ai fini del test da quello inutilizzabile.

Tutti i vantaggi del pap test liquido

Come già anticipato, i vantaggi del pap test in fase liquida sono essenzialmente tre:

  • Maggiore ampiezza dell’esame: permette di individuare anche le lesioni ghiandolari;
  • Maggiore sensibilità dei risultati: consente di individuare con più precisione le lesioni precancerose che, se non trattate, posso evolvere in tumore del collo dell’utero;
  • Minore incidenza dei campioni inutilizzabili: quelli che possono dar luogo a diagnosi incerte o costringere la donna a sottoporsi nuovamente al prelievo.

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Articolo revisionato dalla Dottoressa Liliana Corosu, specialista in ginecologia presso il Polo Sanitario San Feliciano